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La guida di Teresa & Salvatore

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La guida di Teresa & Salvatore

Monumenti e Locali Consigliati, intorno a Noi.
Siamo nel vero Centro di Roma, tra il Colosseo, ovvero l'Anfiteatro Flavio e Piazza di S. Giovanni in Laterano, sede del Papato pre-Concordato e Pre-Unità d'italia.
A due passi, visitabile, anche appena arrivati.
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Colosseum
1 Piazza del Colosseo
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A due passi, visitabile, anche appena arrivati.
A due passi, visitabile appena arrivate. Luogo storico, residenza del potere Papale, Temporale, per il quale, ogni Papa, eletto, deve venire per la consacrazione.
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Lateranbasilikan
4 Piazza di S. Giovanni in Laterano
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A due passi, visitabile appena arrivate. Luogo storico, residenza del potere Papale, Temporale, per il quale, ogni Papa, eletto, deve venire per la consacrazione.
Su diversi livelli, partendo dal Tempio Mitraico, millenni di storia; un fiume sotterraneo, la tomba di Cirillo e Metodio, il primo fumetto della storia e tante sorprendenti cose storiche e religiose.
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St. Clement Basilica
95 Via Labicana
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Su diversi livelli, partendo dal Tempio Mitraico, millenni di storia; un fiume sotterraneo, la tomba di Cirillo e Metodio, il primo fumetto della storia e tante sorprendenti cose storiche e religiose.
Nerone, famoso Imperatore, aveva una splendida Villa, e dove sorge adesso il Colosseo, ovvero; l'Anfiteatro Flavio, vi era un lago nel parco, territorio di caccia, con una statua che raffigurava Nerone, come il Dio Sole, statua definita il Colosso. Interrata la villa, per la Damnazio Memoriae, le sale sotterranee, con i suoi affreschi, sono stati equivocati come grotte, quindi grottesche le raffigurazioni, fonte d'ispirazione per artisti rinascimentali.
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Domus Aurea
1 Via della Domus Aurea
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Nerone, famoso Imperatore, aveva una splendida Villa, e dove sorge adesso il Colosseo, ovvero; l'Anfiteatro Flavio, vi era un lago nel parco, territorio di caccia, con una statua che raffigurava Nerone, come il Dio Sole, statua definita il Colosso. Interrata la villa, per la Damnazio Memoriae, le sale sotterranee, con i suoi affreschi, sono stati equivocati come grotte, quindi grottesche le raffigurazioni, fonte d'ispirazione per artisti rinascimentali.
Antichissima Basilica, dedicata a Quattro soldati martirizzati ("coronati" cioè dal lauro del martirio) Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, rei di non aver voluto giustiziare quattro o cinque scultori che si erano rifiutati di scolpire la statua di un idolo pagano, affermando così la loro fede cristiana. La chiesa oggi ha l'aspetto di un fortilizio, di una rocca medioevale, circondata da imponenti mura e sormontata da una torre. Il nucleo originario fu costruito nel IV secolo da papa Melchiade con il nome di "titulus Aemilianae" o "titulus Ss.Quattuor Coronatorum", del quale sopravvive ancora l'abside (nella foto 1) ed alcuni resti situati al di sotto dell'attuale basilica; nel VII secolo papa Onorio I ricostruì ed ampliò la chiesa che poi nel IX secolo Leone IV sottopose a radicale restauro. Distrutta dai Normanni di Roberto il Guiscardo nel 1084, la chiesa fu ricostruita in forme ridotte da Pasquale II all'inizio del XII secolo: in questa occasione la parte anteriore fu trasformata in cortile, la navata centrale originaria divisa in tre navate tramite due file di colonne e le navate laterali trasformate in chiostro l'una ed in refettorio l'altra. Nel 1116 il complesso fu affidato ad una congregazione monastica, nel 1138 divenne amministrazione dei Benedettini dell'abbazia di Sassovivo di Foligno che lo mantennero fino al Quattrocento. Quindi con Martino V divenne dimora episcopale; nel 1521 passò ai Camaldolesi e nel 1560 alle suore Agostiniane, che ancora ne mantengono la cura. Pio IV (1559-65) la restaurò di nuovo, concedendo il monastero annesso alle povere orfane trasferitesi qui dall'Isola Tiberina: fu questo il più antico dei conservatori per zitelle che sorgesse a Roma. Per secoli fu il bastione del Palazzo del Laterano e residenza papale: nel 1265 vi dimorò anche Carlo d'Angiò. Tra il 1912 ed il 1914 importanti lavori di restauro furono effettuati dall'Ispettore Superiore per l'Archeologia e le Belle Arti Antonio Muñoz, volti a valorizzare le strutture paleocristiane ed i resti della navata carolingia, isolando la cripta e ponendo alla luce le mura romaniche. L'ingresso alla chiesa avviene attraverso un portale ad arco sovrastato dalla massiccia torre campanaria del IX secolo (nella foto 2), la più antica superstite di Roma: molto semplice e tozza, è costruita in cortina e presenta un loggiato con quadrifore sovrastato da una semplice cornice costituita da mensolette in marmo prive di decorazione. Oltrepassato il portale si accede ad un primo cortile, con arcate tardocinquecentesche, corrispondente all'antico atrio di ingresso della basilica leonina: sopra l'arco notare un'iscrizione metrica in caratteri gotici (nella foto 3) relativa al restauro effettuato dal cardinale Carillo nel XV secolo. Attraverso un architrave si passa in un altro cortile a cielo aperto, corrispondente alla parte anteriore dell'antica basilica, trasformata appunto in cortile nella ricostruzione di Pasquale II: da qui, attraverso un portico costituito da colonne con capitelli ionici e corinzi, si giunge all'ingresso della chiesa. L'interno basilicale a tre navate si presenta con un pavimento cosmatesco ed un soffitto ligneo con lo stemma del donatore, il card. Enrico di Portogallo (1580). Dalla navata di sinistra si accede al bellissimo chiostro (nella foto 4) costruito intorno al 1220, nell'area precedentemente occupata dalla navata sinistra della chiesa antica. A pianta rettangolare, presenta reperti paleocristiani e romani alle pareti e quattro gallerie divise in due campate da pilastrini sui quali sono scolpite paraste scanalate e rudentate. Le campate sono formate da una serie di otto archetti nei lati lunghi e di sei nei corti. Tutti gli archetti hanno la doppia ghiera e sono sostenuti da colonnine binate, con capitelli a nenufari e basi con foglie protezionali d'angolo, che poggiano sullo stilobate. La parte medioevale termina con una trabeazione in laterizio, composta da corsi di mattoni lisci ed a denti di sega alternati, intramezzati da una zona di marmo dove compare una decorazione a mosaico, formata da rombi che inscrivono stelle, croci e quadrati. Il cortile interno, tenuto a giardino, presenta al centro un "cantharus", ovvero un vaso per le abluzioni, del tempo di Pasquale II. La fontana (nella foto 4) è costituita da una doppia tazza ricavata da un unico blocco di marmo: un piccolo zampillo sgorga dalla vaschetta superiore e si raccoglie in quella inferiore, quadrilobata, caratterizzata da una coppia di teste leonine da cui sgorga l'acqua che va a versarsi nella sottostante vasca di forma quadrata ad angoli rientranti. La fontana ornava l'atrio della chiesa già nel IX secolo: fu rinvenuta per caso, quasi completamente interrata, nel corso dei lavori di restauro eseguiti nel 1917 da Antonio Muñoz, il quale la collocò nella posizione attuale. Nella loggia superiore (anch'essa ben visibile nella foto 4), costruita nel XVI secolo, si aprono finestre moderne: fu in questa occasione che, per sopportare il peso del piano superiore, furono apportate modifiche al pianterreno, come il tetto ligneo sostituito con volte in muratura, alcuni archetti sostituiti da grandi archi di scarico e nuovi pilastri in muratura che si aggiunsero a quelli di marmo già esistenti. Nella Cappella di Santa Barbara, triabsidata e coperta a volta, vi sono notevoli resti di affreschi del secolo IX e XIII: nella foto 5 una "Madonna con Bambino", opera di allievi del Giotto. Degna di attenzione è anche la Cappella di S.Silvestro, costruita nel 1246, di forma rettangolare con volta a botte e pavimento di tipo cosmatesco, con affreschi che narrano la leggenda della conversione di Costantino da parte di Silvestro I, papa dal 314 al 335: all'imperatore, colpito dalla peste, venne prescritto un bagno nel sangue di bambini sacrificati allo scopo, ma Costantino, respinta una terapia così terribile, si rivolse a Silvestro dopo una visione degli apostoli Pietro e Paolo. Il papa lo curò e lo battezzò e l'imperatore, nella scena finale, è raffigurato in ginocchio davanti al papa, implicito riferimento del papato quale erede dell'Impero Romano. La chiesa conserva le spoglie dei Quattro martiri sotto l'altare maggiore e, fino a non molto tempo fa, anche la testa di S.Sebastiano: la reliquia del santo, ritrovata entro un bellissimo vaso d'argento smaltato e contrassegnato da un'iscrizione votiva di papa Gregorio IV, è stata trasferita ai Musei Vaticani. La chiesa sorge sull'omonima via dei Ss.Quattro, che corrisponde al tratto iniziale dell'antica "Via Tusculana", la quale proveniva dal Colosseo, fiancheggiava a sud il "Ludus Magnus", usciva dalle Mura Serviane dalla "Porta Querquetulana" (situata proprio all'altezza dei Ss.Quattro) e, dopo essersi incrociata con la "Via Caelimontana", usciva da una posterula presso S.Giovanni in Laterano e si dirigeva verso Tuscolo (Frascati).
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Santi Quattro Coronati
20 Via dei Santi Quattro
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Antichissima Basilica, dedicata a Quattro soldati martirizzati ("coronati" cioè dal lauro del martirio) Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, rei di non aver voluto giustiziare quattro o cinque scultori che si erano rifiutati di scolpire la statua di un idolo pagano, affermando così la loro fede cristiana. La chiesa oggi ha l'aspetto di un fortilizio, di una rocca medioevale, circondata da imponenti mura e sormontata da una torre. Il nucleo originario fu costruito nel IV secolo da papa Melchiade con il nome di "titulus Aemilianae" o "titulus Ss.Quattuor Coronatorum", del quale sopravvive ancora l'abside (nella foto 1) ed alcuni resti situati al di sotto dell'attuale basilica; nel VII secolo papa Onorio I ricostruì ed ampliò la chiesa che poi nel IX secolo Leone IV sottopose a radicale restauro. Distrutta dai Normanni di Roberto il Guiscardo nel 1084, la chiesa fu ricostruita in forme ridotte da Pasquale II all'inizio del XII secolo: in questa occasione la parte anteriore fu trasformata in cortile, la navata centrale originaria divisa in tre navate tramite due file di colonne e le navate laterali trasformate in chiostro l'una ed in refettorio l'altra. Nel 1116 il complesso fu affidato ad una congregazione monastica, nel 1138 divenne amministrazione dei Benedettini dell'abbazia di Sassovivo di Foligno che lo mantennero fino al Quattrocento. Quindi con Martino V divenne dimora episcopale; nel 1521 passò ai Camaldolesi e nel 1560 alle suore Agostiniane, che ancora ne mantengono la cura. Pio IV (1559-65) la restaurò di nuovo, concedendo il monastero annesso alle povere orfane trasferitesi qui dall'Isola Tiberina: fu questo il più antico dei conservatori per zitelle che sorgesse a Roma. Per secoli fu il bastione del Palazzo del Laterano e residenza papale: nel 1265 vi dimorò anche Carlo d'Angiò. Tra il 1912 ed il 1914 importanti lavori di restauro furono effettuati dall'Ispettore Superiore per l'Archeologia e le Belle Arti Antonio Muñoz, volti a valorizzare le strutture paleocristiane ed i resti della navata carolingia, isolando la cripta e ponendo alla luce le mura romaniche. L'ingresso alla chiesa avviene attraverso un portale ad arco sovrastato dalla massiccia torre campanaria del IX secolo (nella foto 2), la più antica superstite di Roma: molto semplice e tozza, è costruita in cortina e presenta un loggiato con quadrifore sovrastato da una semplice cornice costituita da mensolette in marmo prive di decorazione. Oltrepassato il portale si accede ad un primo cortile, con arcate tardocinquecentesche, corrispondente all'antico atrio di ingresso della basilica leonina: sopra l'arco notare un'iscrizione metrica in caratteri gotici (nella foto 3) relativa al restauro effettuato dal cardinale Carillo nel XV secolo. Attraverso un architrave si passa in un altro cortile a cielo aperto, corrispondente alla parte anteriore dell'antica basilica, trasformata appunto in cortile nella ricostruzione di Pasquale II: da qui, attraverso un portico costituito da colonne con capitelli ionici e corinzi, si giunge all'ingresso della chiesa. L'interno basilicale a tre navate si presenta con un pavimento cosmatesco ed un soffitto ligneo con lo stemma del donatore, il card. Enrico di Portogallo (1580). Dalla navata di sinistra si accede al bellissimo chiostro (nella foto 4) costruito intorno al 1220, nell'area precedentemente occupata dalla navata sinistra della chiesa antica. A pianta rettangolare, presenta reperti paleocristiani e romani alle pareti e quattro gallerie divise in due campate da pilastrini sui quali sono scolpite paraste scanalate e rudentate. Le campate sono formate da una serie di otto archetti nei lati lunghi e di sei nei corti. Tutti gli archetti hanno la doppia ghiera e sono sostenuti da colonnine binate, con capitelli a nenufari e basi con foglie protezionali d'angolo, che poggiano sullo stilobate. La parte medioevale termina con una trabeazione in laterizio, composta da corsi di mattoni lisci ed a denti di sega alternati, intramezzati da una zona di marmo dove compare una decorazione a mosaico, formata da rombi che inscrivono stelle, croci e quadrati. Il cortile interno, tenuto a giardino, presenta al centro un "cantharus", ovvero un vaso per le abluzioni, del tempo di Pasquale II. La fontana (nella foto 4) è costituita da una doppia tazza ricavata da un unico blocco di marmo: un piccolo zampillo sgorga dalla vaschetta superiore e si raccoglie in quella inferiore, quadrilobata, caratterizzata da una coppia di teste leonine da cui sgorga l'acqua che va a versarsi nella sottostante vasca di forma quadrata ad angoli rientranti. La fontana ornava l'atrio della chiesa già nel IX secolo: fu rinvenuta per caso, quasi completamente interrata, nel corso dei lavori di restauro eseguiti nel 1917 da Antonio Muñoz, il quale la collocò nella posizione attuale. Nella loggia superiore (anch'essa ben visibile nella foto 4), costruita nel XVI secolo, si aprono finestre moderne: fu in questa occasione che, per sopportare il peso del piano superiore, furono apportate modifiche al pianterreno, come il tetto ligneo sostituito con volte in muratura, alcuni archetti sostituiti da grandi archi di scarico e nuovi pilastri in muratura che si aggiunsero a quelli di marmo già esistenti. Nella Cappella di Santa Barbara, triabsidata e coperta a volta, vi sono notevoli resti di affreschi del secolo IX e XIII: nella foto 5 una "Madonna con Bambino", opera di allievi del Giotto. Degna di attenzione è anche la Cappella di S.Silvestro, costruita nel 1246, di forma rettangolare con volta a botte e pavimento di tipo cosmatesco, con affreschi che narrano la leggenda della conversione di Costantino da parte di Silvestro I, papa dal 314 al 335: all'imperatore, colpito dalla peste, venne prescritto un bagno nel sangue di bambini sacrificati allo scopo, ma Costantino, respinta una terapia così terribile, si rivolse a Silvestro dopo una visione degli apostoli Pietro e Paolo. Il papa lo curò e lo battezzò e l'imperatore, nella scena finale, è raffigurato in ginocchio davanti al papa, implicito riferimento del papato quale erede dell'Impero Romano. La chiesa conserva le spoglie dei Quattro martiri sotto l'altare maggiore e, fino a non molto tempo fa, anche la testa di S.Sebastiano: la reliquia del santo, ritrovata entro un bellissimo vaso d'argento smaltato e contrassegnato da un'iscrizione votiva di papa Gregorio IV, è stata trasferita ai Musei Vaticani. La chiesa sorge sull'omonima via dei Ss.Quattro, che corrisponde al tratto iniziale dell'antica "Via Tusculana", la quale proveniva dal Colosseo, fiancheggiava a sud il "Ludus Magnus", usciva dalle Mura Serviane dalla "Porta Querquetulana" (situata proprio all'altezza dei Ss.Quattro) e, dopo essersi incrociata con la "Via Caelimontana", usciva da una posterula presso S.Giovanni in Laterano e si dirigeva verso Tuscolo (Frascati).
La villa Celimontana (già villa Mattei) è un parco pubblico di Roma la cui creazione risale al Cinquecento. Fu soggetta a trasformazione in senso paesaggistico nel 1858 dall'architetto francese Pierre Charles L'Enfant (1754-1825) per iniziativa di Laura Maria Giuseppa di Bauffremont e ancora nel 1870, con interventi in stile neogotico, per l'ultimo proprietario Richard von Hoffmann. Si trova sulla sommità occidentale del colle Celio ed ha il suo ingresso monumentale sulla via della Navicella, poco distante dall'omonima fontana dalla quale prende il nome la via, a fianco alla Basilica di Santa Maria in Domnica, uno dei primi templi cristiani della Capitale. Sormonta a Sud il Semenzaio di San Sisto Vecchio, sede e principale semenzaio del Servizio Giardini Comunale, e ad Ovest la valle delle Camene e la valle delle cosiddette Terme di Caracalla, sul prolungamento dell'antico clivo di Scauro (oggi via di San Paolo della Croce). La villa copre un sito di età Flavia e Traianea del quale restano cinte murarie ora coperte dai livellamenti del terreno e parzialmente visibili solo dal lato Sud. Ospitava i castra della V coorte dei Vigiles. Scavi archeologici hanno portato alla luce nel 1889 la Basilica Hilariana, eretta da Manius Publicius Hilarus, ed i suoi singolari mosaici. Viali alberati della Villa Celimontana Contiene numerosi reperti di varie epoche ed origini, che ne sono oggi esposto ornamento. Fra questi, l'obelisco egizio di Ramsete II, popolarmente detto "spiedino", proveniente dalla spoliazione del Tempio del Sole a Eliopoli; originariamente sistemato nel Santuario di Iside Capitolina (Tempio di Iside), il Senato lo donò nel 1582 (ma fu installato nel 1587) a Ciriaco Mattei dopo essere stato per molto tempo alla base della scalinata dell'Ara Coeli a partire dal XIV secolo; in seguito (1817) fu spostato all'attuale ubicazione. L'obelisco si accompagna ad una sinistra leggenda: durante gli ultimi lavori di spostamento, vi fu un incidente nel quale il basamento cadde (per la rottura delle funi) sopra un operaio che ne perse gli arti superiori, che si dovette amputargli per liberarlo e che tuttora giacciono sotto il basamento medesimo. Da allora, nessuna proposta di ulteriore miglior sistemazione è stata mai più seguita. Secondo un'altra leggenda, la sfera alla sua sommità conterrebbe le ceneri di Augusto. Molti reperti furono ceduti ai Musei Vaticani. Alcune fontane furono opera di Gian Lorenzo Bernini (chiamato ad eseguirle da Girolamo Mattei), ma andarono distrutte[2]. Il portale monumentale proviene dalla Villa Giustiniani Massimo (o Massimo-Lancellotti, o Villa Massimo al Laterano), ubicata un tempo nella via Matteo Boiardo ed oggi scomparsa per edificazione; il portale fu qui ricostruito nel 1931. L'attuale non è l'originale ingresso principale, che si trovava invece a Nord, sulla piazza SS.Giovanni e Paolo. Il viale d'ingresso conduce al "casino", o "Palazzetto Mattei", opera di Jacopo Del Duca, attuale sede della Società Geografica Italiana e, per il tramite di questa, anche della Società Geografica Europea (EUGEO) e del segretariato permanente dell'Unione Geografica Internazionale. Nel 1553, condotta come vigna dalla famiglia Paluzzelli, fu acquistata per 1000 scudi d'oro dalla famiglia Mattei, che la sottopose ad interventi di sistemazione conclusisi nel 1581. La famiglia Mattei perse la proprietà della villa nel 1802, che ebbe diversi proprietari sino al 1869 quando la acquistò Riccardo Hoffmann, barone di Baviera. A questi fu espropriata al termine della prima guerra mondiale come proprietà del nemico su suolo patrio. Palazzetto Mattei, sede della Società Geografica Italiana, nel cuore della villa Dal 1926 è una proprietà del comune di Roma, che assegnò il Palazzetto Mattei alla Società Geografica Italiana, ed è parco pubblico dal 1928. Vi si tiene una rassegna di musica jazz curata dall'Associazione Culturale Villa Celimontana. Dall'estate del 2012 si tiene un Festival musicale "I Classici in Villa" a cura dell'Associazione Alcatraz.
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Villa Celimontana
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La villa Celimontana (già villa Mattei) è un parco pubblico di Roma la cui creazione risale al Cinquecento. Fu soggetta a trasformazione in senso paesaggistico nel 1858 dall'architetto francese Pierre Charles L'Enfant (1754-1825) per iniziativa di Laura Maria Giuseppa di Bauffremont e ancora nel 1870, con interventi in stile neogotico, per l'ultimo proprietario Richard von Hoffmann. Si trova sulla sommità occidentale del colle Celio ed ha il suo ingresso monumentale sulla via della Navicella, poco distante dall'omonima fontana dalla quale prende il nome la via, a fianco alla Basilica di Santa Maria in Domnica, uno dei primi templi cristiani della Capitale. Sormonta a Sud il Semenzaio di San Sisto Vecchio, sede e principale semenzaio del Servizio Giardini Comunale, e ad Ovest la valle delle Camene e la valle delle cosiddette Terme di Caracalla, sul prolungamento dell'antico clivo di Scauro (oggi via di San Paolo della Croce). La villa copre un sito di età Flavia e Traianea del quale restano cinte murarie ora coperte dai livellamenti del terreno e parzialmente visibili solo dal lato Sud. Ospitava i castra della V coorte dei Vigiles. Scavi archeologici hanno portato alla luce nel 1889 la Basilica Hilariana, eretta da Manius Publicius Hilarus, ed i suoi singolari mosaici. Viali alberati della Villa Celimontana Contiene numerosi reperti di varie epoche ed origini, che ne sono oggi esposto ornamento. Fra questi, l'obelisco egizio di Ramsete II, popolarmente detto "spiedino", proveniente dalla spoliazione del Tempio del Sole a Eliopoli; originariamente sistemato nel Santuario di Iside Capitolina (Tempio di Iside), il Senato lo donò nel 1582 (ma fu installato nel 1587) a Ciriaco Mattei dopo essere stato per molto tempo alla base della scalinata dell'Ara Coeli a partire dal XIV secolo; in seguito (1817) fu spostato all'attuale ubicazione. L'obelisco si accompagna ad una sinistra leggenda: durante gli ultimi lavori di spostamento, vi fu un incidente nel quale il basamento cadde (per la rottura delle funi) sopra un operaio che ne perse gli arti superiori, che si dovette amputargli per liberarlo e che tuttora giacciono sotto il basamento medesimo. Da allora, nessuna proposta di ulteriore miglior sistemazione è stata mai più seguita. Secondo un'altra leggenda, la sfera alla sua sommità conterrebbe le ceneri di Augusto. Molti reperti furono ceduti ai Musei Vaticani. Alcune fontane furono opera di Gian Lorenzo Bernini (chiamato ad eseguirle da Girolamo Mattei), ma andarono distrutte[2]. Il portale monumentale proviene dalla Villa Giustiniani Massimo (o Massimo-Lancellotti, o Villa Massimo al Laterano), ubicata un tempo nella via Matteo Boiardo ed oggi scomparsa per edificazione; il portale fu qui ricostruito nel 1931. L'attuale non è l'originale ingresso principale, che si trovava invece a Nord, sulla piazza SS.Giovanni e Paolo. Il viale d'ingresso conduce al "casino", o "Palazzetto Mattei", opera di Jacopo Del Duca, attuale sede della Società Geografica Italiana e, per il tramite di questa, anche della Società Geografica Europea (EUGEO) e del segretariato permanente dell'Unione Geografica Internazionale. Nel 1553, condotta come vigna dalla famiglia Paluzzelli, fu acquistata per 1000 scudi d'oro dalla famiglia Mattei, che la sottopose ad interventi di sistemazione conclusisi nel 1581. La famiglia Mattei perse la proprietà della villa nel 1802, che ebbe diversi proprietari sino al 1869 quando la acquistò Riccardo Hoffmann, barone di Baviera. A questi fu espropriata al termine della prima guerra mondiale come proprietà del nemico su suolo patrio. Palazzetto Mattei, sede della Società Geografica Italiana, nel cuore della villa Dal 1926 è una proprietà del comune di Roma, che assegnò il Palazzetto Mattei alla Società Geografica Italiana, ed è parco pubblico dal 1928. Vi si tiene una rassegna di musica jazz curata dall'Associazione Culturale Villa Celimontana. Dall'estate del 2012 si tiene un Festival musicale "I Classici in Villa" a cura dell'Associazione Alcatraz.
Luogo storico e particolare.
Case Romane del Celio
Luogo storico e particolare.
Storico Battistero Costantiniano, agli albori della Cristianità, tramite affreschi, narra della cessione dell'Impero Romano al Papato.
Lateran Baptistery
4 Piazza San Giovanni in Laterano
Storico Battistero Costantiniano, agli albori della Cristianità, tramite affreschi, narra della cessione dell'Impero Romano al Papato.
Locali vicini.
Qualità e prezzi, verificati personalmente, in locali storici a conduzione Familiare e che soddisfano ogni esigenza.
Per chi può essere solo a Roma, potrà gustare sia la cucina Romana, che l'originale Pizza e cucina Napoletana, in ampio locale con WIFI, a due passi dal Colosseo. Nicola e Alessio, Vi attendono, con ospitalità e cortesia.
Ristorante Pizza Forum - Forno a Legna a Roma
34-38 Via di S. Giovanni in Laterano
Per chi può essere solo a Roma, potrà gustare sia la cucina Romana, che l'originale Pizza e cucina Napoletana, in ampio locale con WIFI, a due passi dal Colosseo. Nicola e Alessio, Vi attendono, con ospitalità e cortesia.
Davide, in un caratteristico locale, con ambientazione scenica, farà gustare la Pizza alla Romana, nei suoi vari gusti e piatti tipici.
25
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Li Rioni a Santiquattro
24 Via dei Santi Quattro
25
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Davide, in un caratteristico locale, con ambientazione scenica, farà gustare la Pizza alla Romana, nei suoi vari gusti e piatti tipici.
Marco, Lo Chef Vi stupirà, se raffinati cultori della Gastronomia, proprio di fronte alla Basilica di S. Clemente.
10
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Hostaria I Clementini
106 Via di S. Giovanni in Laterano
10
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Marco, Lo Chef Vi stupirà, se raffinati cultori della Gastronomia, proprio di fronte alla Basilica di S. Clemente.
Per essere a Roma, ma trovarsi a Parigi, con la sua cucina.
6
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Charly's Saucière
270 Via di San Giovanni in Laterano
6
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Per essere a Roma, ma trovarsi a Parigi, con la sua cucina.
Ottimi piatti, e ottimo rapporto Qualità - Prezzo. Si noterà, che le carni proposte, non sono di allevamenti intensivi, ma da allevatori di fattorie, tipiche, con pochi esemplari e seguendo cicli naturali.
Binario 4
32 Via di S. Giovanni in Laterano
Ottimi piatti, e ottimo rapporto Qualità - Prezzo. Si noterà, che le carni proposte, non sono di allevamenti intensivi, ma da allevatori di fattorie, tipiche, con pochi esemplari e seguendo cicli naturali.
Un locale particolare, giocoso e dove si possono passare serate con giochi da tavolo, o intrattenere dialoghi, anche a sorpresa, con altri clienti, in altre sale e tavoli, grazie ai telefoni, interfono. Pizza e piatti tipici, con qualità e prezzo giusti.
La Pace del Cervello
63 Via dei Santi Quattro
Un locale particolare, giocoso e dove si possono passare serate con giochi da tavolo, o intrattenere dialoghi, anche a sorpresa, con altri clienti, in altre sale e tavoli, grazie ai telefoni, interfono. Pizza e piatti tipici, con qualità e prezzo giusti.
Altissima qualità e prezzi accessibili, per serate di livello, per; momenti, eventi, ricorrenze e ospiti importanti. Accanto, il Wine Bar Camponeschi, dove si possono gustare le stesse pietanze, o passare la serata con aperitivi, DJ, ed altre iniziative, tra amici.
14
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Ristorante Camponeschi
50 Piazza Farnese
14
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Altissima qualità e prezzi accessibili, per serate di livello, per; momenti, eventi, ricorrenze e ospiti importanti. Accanto, il Wine Bar Camponeschi, dove si possono gustare le stesse pietanze, o passare la serata con aperitivi, DJ, ed altre iniziative, tra amici.
Alla Qualità - Prezzo, si unisce, la comodità, di un locale aperto fino alle 04:00, del mattino dopo. In caso di ritardi con gli aerei, o treni; nel caso di chiusura di tutti i locali, dove fare uno spuntino, oppure per motivi di lavoro, un luogo dove fare tardi, oppure, in caso di insonnia e Jet Lag, troppo stanchi per cucinare. La Base, è il posto giusto, a due passi dall'appartamento. Non è esclusa la consegna a domicilio, come per tutti gli altri locali consigliati, telefonando.
10
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Ristorante La Base
270/272 Via Cavour
10
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Alla Qualità - Prezzo, si unisce, la comodità, di un locale aperto fino alle 04:00, del mattino dopo. In caso di ritardi con gli aerei, o treni; nel caso di chiusura di tutti i locali, dove fare uno spuntino, oppure per motivi di lavoro, un luogo dove fare tardi, oppure, in caso di insonnia e Jet Lag, troppo stanchi per cucinare. La Base, è il posto giusto, a due passi dall'appartamento. Non è esclusa la consegna a domicilio, come per tutti gli altri locali consigliati, telefonando.
Nei dintorni, a pochi passi, vengono soddisfatte tutte le aspettative di viaggio e turismo, nonché, d'incontri ed enogastronomici in perfetto stile e filosofia Airbnb. Tutto, lungo una stessa via, a due passi dal Colosseo, in pieno centro, tra storia, arte e cultura.
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Coming Out
8 Via di S. Giovanni in Laterano
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Nei dintorni, a pochi passi, vengono soddisfatte tutte le aspettative di viaggio e turismo, nonché, d'incontri ed enogastronomici in perfetto stile e filosofia Airbnb. Tutto, lungo una stessa via, a due passi dal Colosseo, in pieno centro, tra storia, arte e cultura.
Ristorante familiare, di generazioni, a due passi dall'abitazione e dal Colosseo. Cucina e gastronomia tipica e familiare, in ambiente tranquillo. Alta qualità degli ingredienti, con prezzi giusti.
Da Domenico
134 Via di S. Giovanni in Laterano
Ristorante familiare, di generazioni, a due passi dall'abitazione e dal Colosseo. Cucina e gastronomia tipica e familiare, in ambiente tranquillo. Alta qualità degli ingredienti, con prezzi giusti.
Ottima qualità - prezzo, con ampia possibilità di posti e varietà di menù forniti.
21
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Naumachia Ristorante
7 Via Celimontana
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Ottima qualità - prezzo, con ampia possibilità di posti e varietà di menù forniti.
Quartieri Importanti da visitare.
A pochi passi da noi, i quartieri più importanti, dopo il nostro. Qui tutto è storia, tradizione, folclore.
Particolare quartiere a due passi, con locali tipici e culturali. Atmosfera magica.
149
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Monti
149
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Particolare quartiere a due passi, con locali tipici e culturali. Atmosfera magica.
Tipico quartiere, che ci trasporta al periodo degli Etruschi e poi alla Roma papalina e degli artisti.
436
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Trastevere
436
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Tipico quartiere, che ci trasporta al periodo degli Etruschi e poi alla Roma papalina e degli artisti.
Un quartiere culturalmente, umanamente e storicamente tra i più importanti. Primo nucleo durante l'Impero Romano ad opera di Tito, di popolazione Ebraica, che ha subito rastrellamenti durante la seconda guerra mondiale ad opera dei nazisti, con la complicità del Regime fascista e leggi razziali.
Portico d'Ottavia
Un quartiere culturalmente, umanamente e storicamente tra i più importanti. Primo nucleo durante l'Impero Romano ad opera di Tito, di popolazione Ebraica, che ha subito rastrellamenti durante la seconda guerra mondiale ad opera dei nazisti, con la complicità del Regime fascista e leggi razziali.
Quartiere, che al suo interno ha l'area denominata Coppedé; ovvero: Il quartiere Coppedè è un complesso di edifici situato a Roma nel quartiere Trieste, nell'isolato compreso fra via Tagliamento, via Arno, via Ombrone, via Serchio e via Clitunno. Pur non essendo propriamente un quartiere, venne così chiamato dallo stesso architetto che lo ha progettato e da cui prende il nome, Gino Coppedè. È composto da diciotto palazzi e ventisette tra palazzine ed edifici disposte intorno al nucleo centrale di piazza Mincio. Particolare dell'architettura Liberti, presenta strane e straordinarie fontane, con altrettanti villini delle Fate. Da visitare assolutamente; è magico.
Quartiere XVII Trieste
Quartiere, che al suo interno ha l'area denominata Coppedé; ovvero: Il quartiere Coppedè è un complesso di edifici situato a Roma nel quartiere Trieste, nell'isolato compreso fra via Tagliamento, via Arno, via Ombrone, via Serchio e via Clitunno. Pur non essendo propriamente un quartiere, venne così chiamato dallo stesso architetto che lo ha progettato e da cui prende il nome, Gino Coppedè. È composto da diciotto palazzi e ventisette tra palazzine ed edifici disposte intorno al nucleo centrale di piazza Mincio. Particolare dell'architettura Liberti, presenta strane e straordinarie fontane, con altrettanti villini delle Fate. Da visitare assolutamente; è magico.